Il giallo di madre e figlia avvelenate con la ricina e morte ad una svolta: la pista passionale sembra la più credibile.
Potrebbe essere arrivata ad un passaggio importante l’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, ovvero madre e figlia avvelenate con la ricina a Pietracatella. Dopo circa otto mesi di attività investigativa, tra interrogatori, analisi scientifiche e verifiche sui dispositivi elettronici sequestrati, gli inquirenti avrebbero raccolto nuovi elementi che potrebbero dare seguito alle voci in merito ad un’amica del marito e padre, Gianni.

Madre e figlia avvelenate con la ricina: le persone attenzionate
L’indagine, finora condotta contro ignoti per duplice omicidio premeditato, potrebbe dunque cambiare scenario. Secondo quanto riportato da ‘Morning News’, trasmissione di Canale 5, gli accertamenti potrebbero portare alla notifica dei primi avvisi di garanzia. Tutto il materiale raccolto, comprese più di 200 audizioni e le analisi effettuate sui dispositivi sequestrati, è stato trasmesso alla Procura di Larino, che dovrà ora valutare se procedere con eventuali iscrizioni nel registro degli indagati.
Un altro elemento riguarda il numero delle persone sulle quali si concentrerebbe l’attenzione degli investigatori. Secondo la trasmissione Mediaset, il gruppo si sarebbe ristretto da sei a quattro persone. Anche Repubblica ha raccontato la nuova fase dell’inchiesta, soffermandosi sugli interrogatori, sui rapporti personali ricostruiti dagli investigatori e sugli accertamenti ancora attesi sul cosiddetto “vettore” della ricina.
La pista passionale: la possibile svolta con due nomi
Tra le piste esaminate ci sarebbe anche quella di un possibile movente sentimentale. Secondo Repubblica, un’amica di Antonella avrebbe riferito che la donna avrebbe avuto intenzione di separarsi dal marito Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella. Gli investigatori avrebbero inoltre approfondito il rapporto tra Gianni e Monia, insegnante di matematica e sua amica d’infanzia.
Nei giorni scorsi i due sarebbero stati sottoposti a un confronto in Questura durato circa sei ore. Su una circostanza ritenuta importante, le loro versioni non avrebbero coinciso. Non è stato però reso noto quale fosse il punto della discordanza né a chi gli investigatori attribuiscano una ricostruzione non corretta.
Antonella avrebbe inoltre interrotto da tempo i rapporti con Monia. Alcune persone vicine alla vittima avrebbero parlato solo recentemente di tensioni tra le due donne. Elementi che vengono verificati, ma che da soli non dimostrano alcun coinvolgimento nell’avvelenamento.
Nell’attenzione investigativa compare anche Marco, marito di Monia e tecnico di laboratorio in un istituto agrario. Gli inquirenti intenderebbero chiarire i contatti che avrebbe avuto con Antonella nelle settimane precedenti alla tragedia.
Infine, dovrebbe essere nuovamente ascoltato don Stefano, parroco di Pietracatella. Il sacerdote non è considerato un sospettato, ma un testimone ritenuto potenzialmente utile per ricostruire i rapporti all’interno della comunità.